Esiste il lavoro ideale?

Redazionale · Vincenzo Silvestri

“Ognuno compra non con i soldi ma con il tempo speso per guadagnarli”
– Jose Mujica –

Linkedin, il social network professionale più conosciuto, ha chiesto a 8.000 professionisti di tutto il mondo qual era il lavoro che sognavano da bambini: astronauta, scienziato, pilota, avvocato, atleta olimpionico, cantante, dottore, scrittore, veterinario e maestra sono i primi 10 risultati della ricerca.

In effetti ciascuno di noi cresce con l’interrogativo di cosa farà da grande e nella maggior parte dei casi le aspirazioni di quando eravamo piccoli sognatori si scontrano poi con una realtà che spesso ci allontana dai desideri. Dopo anni ci si ritrova a fare a spallate con la necessità di conciliare desiderio, opportunità ed esigenza per affrontare una quotidianità fatta di scrivania, telefono e computer. La consuetudine di affrontare la settimana lavorativa dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 18:00 ben presto rischia di affievolire tutti i sogni desiderati e di trasformarsi in un alone di costante insoddisfazione impossibile da governare per qualsiasi realtà aziendale. In fondo di questi tempi, parlare di felicità riferendosi al lavoro non può apparire anacronistico ed è lecito chiedersi se esista il lavoro ideale.

L’immaginario collettivo potrebbe andare immediatamente a scomodare qualche grande realtà che offre ai propri dipendenti l’area relax o l’area fitness, servizi per la famiglia come l’asilo per i più piccoli etc… Ma le piccole realtà come si comportano? Great Place to Work® Italia ha presentato in esclusiva su Il Corriere della Sera lo scorso 18 febbraio la lista dei migliori ambienti di lavoro del 2015, pubblicando una lista di PMI meritevoli del riconoscimento già conosciuto a livello internazionale. Indagando sulle caratteristiche che permettono di entrare in classifica scopriamo come il fattore chiave sia la fiducia che i collaboratori ripongono nella propria azienda riportando alla ribalta un tema controverso per cui la deumanizzazione costante del lavoro prodotta da ossessive logiche di profitto ha sottratto quote di felicità ai lavoratori.

Conosco Innova Finance sin dalle sue origini e la vivo dal 2013 con un ruolo operativo di coordinamento della produzione tecnica. Guido un team di 8 collaboratori e con il management abbiamo avviato un percorso di sviluppo aziendale che rimette al centro l’individuo prima del professionista con la consapevolezza che un gruppo felice e soddisfatto è più motivato di un insieme di professionisti preparati ma insoddisfatti.

In stretta connessione con quanto afferma anche Serge Latouche in «La scommessa della decrescita – Sostituire il Prodotto Interno Lordo con la Felicità Interna Lorda», abbiamo agito sul paradigma economico aziendale generando un radicale cambio di rotta. Così oggi crediamo nelle nostre competenze e ci impegniamo per mantenerci costantemente aggiornati, consapevoli che la crescita è una diretta conseguenza.

Allora ogni giorno ci impegniamo per creare un ambiente favorevole al benessere di tutti fatto di rispetto, professionalità, familiarità e comprensione. L’attenzione alla persona diventa centrale nel rapporto che si instaura in ambito lavorativo e con questa consapevolezza l’azienda interpreta il fattore umano come elemento chiave per il proprio successo.
8 ore per 5 giorni a settimana per 42 settimane in un anno corrispondono a un terzo della nostra vita utile trascorsa in ufficio, ed è per noi un dovere garantire il diritto al benessere di ognuno che decide di affidare parte del proprio cammino di vita all’azienda.

A oggi la crescita non solo di Innova Finance ma soprattutto di ognuno di noi è testimoniata anche dai rapporti di amicizia che sono nati non soltanto per una contingenza legata alla condivisione degli spazi, poiché ritrovarsi in ufficio a scherzare con i colleghi per la partita persa il giorno prima, chiacchierare giocosamente con il capo su interessi comuni, commentare esperienze personali o programmarne insieme di nuove, diventano il segnale empirico di un ambiente che nel rispetto delle proprie mansioni lavorative trova il modo di dare spazio a una convivialità utile al benessere di ciascuno.

Trasformiamo gli stati d’animo come angoscia, pressione, ansia da competizione ma anche le più umanamente comuni orgoglio, rabbia, invidia – che purtroppo sono prassi in buona parte degli ambienti di lavoro, e non solo… – con la fiducia nelle persone, per ridare alle attività quotidiane la propria dignità e il proprio significato intrinseco: una passione attraverso la quale contribuire alla nostra felicità.

E allora reinterpretando l’innocenza che caratterizzava i nostri sogni da bambini: in fondo il lavoro ideale esiste se contribuisce a renderci migliori e, soprattutto, più felici.

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