Innovare è un’impresa possibile?

Redazionale · Eleonora Mosca

In numerosi mercati, l’innovazione si rivela la variabile fondamentale e imprescindibile per conseguire vantaggi competitivi e ottenere il successo di un’impresa.

La rilevanza sempre maggiore dell’innovazione è parzialmente motivata dalla globalizzazione dei mercati. Infatti, sono le sollecitazioni provenienti dalla concorrenza internazionale spesso a obbligare le imprese a innovare costantemente al fine di realizzare prodotti e servizi che presentino una elevata capacità di soddisfare le esigenze, sempre più eterogenee e differenziate, dei consumatori nel mercato mondiale.

L’evoluzione rapida del settore delle tecnologie dell’informazione, inoltre, ha favorito l’accelerazione dell’intensità dei processi innovativi.

Per tutto il mercato si verifica così un progresso tecnologico e un’evoluzione innovativa, incentivando e obbligando le aziende presenti in esso a ridurre la durata dei processi di sviluppo e a lanciare più rapidamente nel mercato nuovi prodotti.

Tale fenomeno incentiva le aziende a considerare in misura crescente l’innovazione quale una variabile strategica di cruciale importanza: un’impresa che non è capace di innovare in modo rapido e costante nel tempo osserverà l’entità dei suoi utili diminuire, poiché i propri prodotti saranno obsoleti e verranno superati e sostituiti da prodotti più innovativi dei concorrenti.

Nel precipitoso tentativo di innovare prima dei concorrenti, numerose aziende si affrettano a sviluppare nuovi prodotti non individuando una strategia deliberata o dei processi efficaci per scegliere e gestire i progetti di sviluppo di nuovi prodotti.

L’Italia, tradizionalmente un Paese che investe poco in innovazione tecnologica, in questo settore ha un fatturato di 198 miliardi di euro, oltre 110.000 aziende attive e 772.000 lavoratori. Più della metà del giro d’affari riguarda la Lombardia, dove 25.597 imprese innovative producono un fatturato di 104 miliardi. Oltre a Milano, le province più innovative d’Italia sono Roma e Torino.

Il governo assume una funzione rilevante nel finanziare gli investimenti nell’innovazione tecnologica . Le maggiori risorse investite nella R&S (ricerca e sviluppo) provengono dalle imprese, aiutate in questo dal Credito d’Imposta per le attività di R&S svolte dal 2015 al 2019 che ha permesso un veloce incremento dei capitali investiti dalle imprese.

Nel settennio 2014-2020 sono stati messi a disposizione oltre 80 miliardi di euro dall’Unione europea per le imprese che vogliono investire in ricerca e innovazione in Europa, con il programma comunitario Horizon 2020.

Sostenere la posizione di eccellenza del Vecchio Continente, recuperare e consolidare la posizione di leadership industriale e usare la tecnologia per migliorare la gestione delle politiche sociali (dalla salute all’istruzione) sono i tre macro obiettivi del programma. La partecipazione è diretta (il fondi vengono gestiti dalla Commissione senza il tramite delle autorità regionali): fondamentale è il rispetto di alcuni requisiti che il progetto da finanziare deve obbligatoriamente rispettare (ad esempio l’internazionalità del gruppo di lavoro).

Sebbene l’innovazione venga di solito considerata un processo spontaneo e non strutturato, non guidato da regole e privo di vincoli derivanti dalla programmazione delle attività aziendali, tale convincimento, in realtà, è errato e, nel corso del tempo, la gran parte delle ricerche empiriche concorda che le figure di innovatori di successo sono coloro che fissano obiettivi per il raggiungimento di risultati, i quali portano ad incentivare l’attività di innovazione.

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