TREMONTI AMBIENTALE: corsa (a ostacoli) per il fotovoltaico

Redazionale · Francesco Lombardi

Con i commi 13-19 dell’art. 6 della Legge 388/2000 è stata istituita ormai più di 15 anni fa una agevolazione fiscale sugli investimenti ritenuti ambientali (ormai nota con il nome di “Tremonti Ambientale”). Secondo la norma, infatti, la quota di reddito delle piccole e medie imprese destinata a investimenti ambientali non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini del calcolo delle imposte. Si tratta di una detassazione, ossia di una variazione in diminuzione, da operare in sede di dichiarazione dei redditi del sovraccosto, ovvero dei costi d’investimento supplementari rispetto al minimo già previsto dalla legge necessari per conseguire gli obiettivi di tutela ambientale.

A partire dal 2010 Innova ha iniziato ad applicare questa agevolazione agli impianti fotovoltaici che consentono alle imprese di produrre energia elettrica da fonte rinnovabile contribuendo alla protezione dell’ambiente, allo sviluppo sostenibile e alla riduzione delle emissioni di CO2 rispetto all’uso dell’energia da fonte tradizionale. Seguirono diversi mesi di studi e istanze di interpello all’Agenzia delle Entrate nonostante circolasse già qualche atto di contestazione da parte di alcuni uffici territoriali. Si trattava, in sostanza, di individuare la formula corretta per il calcolo del valore ambientale del bene, che oggi possiamo schematizzare come segue:

Da una analisi fatta nel 2011, risultavano installati in Italia, grazie al solo c.d. “Secondo Conto Energia” (ultimo per il quale era ammessa la cumulabilità tra l’agevolazione fiscale e la tariffa incentivante, nonostante suggerimenti opposti da parte di consulenti “d’assalto”) oltre 20 mila impianti fotovoltaici con potenza nominale di circa 5 mila MW, tutti potenzialmente ammissibili all’agevolazione in esame. Innova ha curato investimenti per oltre 45 milioni di Euro corrispondenti a circa 13 MW e benefici fiscali per oltre 4 milioni di Euro. Alcuni di questi sono stati frutto di istanze di rimborso, essendo decorsi i termini per l’integrazione delle relative dichiarazioni dei redditi – possibili entro 48 mesi dalla data di pagamento delle imposte in eccesso e, dunque, entro il periodo che va dal prossimo giugno a ottobre del 2016 al massimo.

Il 31 dicembre 2016 l’Amministrazione Finanziaria decadrà dall’azione di accertamento ai fini delle imposte dirette per il periodo d’imposta 2011, ultimo in cui era possibile utilizzare l’agevolazione fiscale in esame relativamente agli impianti fotovoltaici facente riferimento al Secondo Conto Energia (ultimati cioè al 31 dicembre 2010 ed entrati in esercizio, appunto, al massimo nei primi mesi del 2011). È per questo motivo che da agosto 2015 a oggi abbiamo ricevuto diverse richieste di documentazione e accertamenti da parte di vari uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate, dalle quali sono emerse alcune valutazioni comuni (e altre in realtà discordanti): l’Amministrazione Finanziaria non considera come costi supplementari ai fini del calcolo dell’approccio incrementale gli oneri finanziari in quanto “non rappresentano costi dell’attività caratteristica” e fanno parte “della gestione finanziaria”. In ogni caso quando l’Agenzia reputa errato il calcolo del valore del sovraccosto disconosce l’intero importo dell’agevolazione, nonostante ci siano già delle sentenze a favore del contribuente che valutano non corretto il disconoscimento complessivo.

Innova ha utilizzato, sin dall’inizio, un metodo di calcolo prudenziale secondo cui il valore ambientale del bene (impianto fotovoltaico) è dato dalla differenza tra il valore complessivo del bene, una centrale termoelettrica a gas naturale a ciclo combinato e la tariffa incentivante GSE (ricavi supplementari). Senza, dunque, considerare né gli oneri finanziari né maggiori costi di gestione dell’impianto fotovoltaico (spese di manutenzione, assicurazione, IMU, ecc.) nonostante ci siano delle delibere regionali del 2009 approvate dalla Commissione Europea proprio in riferimento al calcolo del sovraccosto, imposto dalla medesima disciplina comunitaria in materia di fonti energetiche rinnovabili alla quale fa riferimento la Legge 388/2000 (in tali delibere sono presenti anche gli oneri finanziari). Agli inizi di febbraio, nel corso di un accertamento, abbiamo incontrato alcuni funzionari dell’Amministrazione Finanziaria in sede di richiesta di chiarimenti sui metodi adottati, avendo la possibilità di motivare le scelte tecniche del calcolo, ottenendone pieno apprezzamento e una valutazione positiva.

Si tratta, in questo caso, di una gratificazione del lavoro svolto in questi anni su agevolazioni fiscali “automatiche” che spesso vengono suggerite con una certa disinvoltura e calcolate sulla base di un solo obiettivo: quello di incrementare il beneficio immediato puntando sul fatto che non esiste una valutazione delle relazioni e delle spese ammissibili a monte.

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