Zuffi: è un momento favorevole per le imprese che vogliono esportare
In un mercato globale in costante cambiamento, è fondamentale un approccio strutturato all’internazionalizzazione tramite le agevolazioni disponibili. Nell’articolo pubblicato su Industria Italiana Piergiorgio Zuffi, socio e direttore commerciale di Innova Finance, analizza le opportunità per le aziende che vogliono crescere all’estero.
La finanza agevolata? Funziona solo se parte dalla strategia d’impresa. Con Innova Finance e Leyton Italia
Incentivi per internazionalizzazione ed efficienza energetica: non esiste il bando “giusto” senza una visione chiara di mercati, investimenti e mission aziendale. Dall’export all’energy management, passando per sostenibilità e twin transition. Ce ne parlano Piergiorgio Zuffi (Innova Finance), Stefano Fili e Riccardo Rastelli (Leyton Italia)
«L’agevolazione non è un fine, ma è un mezzo per la crescita delle imprese» dice Piergiorgio Zuffi, socio e direttore commerciale di Innova Finance. Per capire quale incentivo applicare, «cerchiamo di non partire dalla normativa, ma dall’azienda: cosa vuole fare nei 24 mesi successivi e che cosa ha fatto nei 12 mesi precedenti» aggiunge Stefano Fili, R&S Development Manager di Leyton Italia. Entrambi gli esperti, lavorano in società specializzate nella finanza agevolata: Innova Finanze è una realtà italiana che opera nel settore dal 2008. Leyton è una multinazionale francese in Italia dal 2017. Entrambi sottolineano che gli strumenti pubblici a disposizione delle imprese che intendono finanziare le proprie attività sono molteplici e diversificati. Ma le imprese che vogliono utilizzarli devono partire da un concetto chiave: partire dalla mission aziendale e dal mercato di riferimento.
Ipotizziamo che un’azienda voglia ridurre il consumo energetico dei proprio processi, esigenza senz’altro molto diffusa anche in considerazione del caro energia. In questo caso, sarà strategico un energy management, per estrarre dati dalla produzione aziendale, monitorare i consumi, individuare sprechi o criticità. «L’energy management si può vedere come la naturale prosecuzione della diagnosi energetica, che consente di analizzare i consumi, avere dati sulle proprie performance ambientali, e individuare azioni per il miglioramento dell’utilizzo di energia. A questo punto, si possono identificare gli strumenti idonei di finanza agevolata», sottolinea Riccardo Rastelli, business development manager Esg & energy efficiency di Leyton Italia. Zuffi applica lo stesso meccanismo al diverso caso di un’impresa che vuole esplorare nuovi mercati, approcciando quindi una strategia di internazionalizzazione. La prima scelta che deve fare è relativa alle destinazioni su cui concentrarsi. «La corretta impostazione parte dall’individuare aree in cui il prodotto dell’impresa può essere più competitivo. E solo a questo punto andare a cercare finanziamenti e agevolazioni che vadano incontro al processo di crescita intrapreso». Con una battuta si potrebbe dire che potrebbe essere questo il metodo seguito dalle case automobilistiche cinesi quando hanno iniziato a puntare massicciamente sul mercato europeo: hanno investito su un’area del mondo che incentivava l’elettrico, tecnologia che vede i marchi asiatici all’avanguardia.
Vediamo allora in che modo un’azienda può impostare una strategia utilizzando gli strumenti di finanza agevolata e trasformandoli in un concreto volano di crescita. Lo facciamo concentrandoci su due specifici temi, ovvero l’internazionalizzazione e la sostenibilità ambientale. Il primo è centrale perché nel terzo millennio le tecnologie consentono alle aziende di qualsiasi dimensione di proporsi sui mercati esteri. Il secondo perché l’efficientamento energetico non è solo sempre più importante a livello di compliance normativa, ma consente anche risparmi sui costi per contrastare un caro energia che penalizza il Made in Italy anche all’interno dei confini europei. Lo facciamo prendendo spunto da un dibattito sul tema che si è sviluppato nel corso dell’evento di lancio dei Made Future Industry Awards 2025. Vediamo allora in che modo un’azienda può impostare una strategia utilizzando gli strumenti di finanza agevolata e trasformandoli in un concreto volano di crescita. Lo facciamo concentrandoci su due specifici temi, ovvero l’internazionalizzazione e la sostenibilità ambientale. Il primo è centrale perché nel terzo millennio le tecnologie consentono alle aziende di qualsiasi dimensione di proporsi sui mercati esteri. Il secondo perché l’efficientamento energetico non è solo sempre più importante a livello di compliance normativa, ma consente anche risparmi sui costi per contrastare un caro energia che penalizza il Made in Italy anche all’interno dei confini europei. Lo facciamo prendendo spunto da un dibattito sul tema che si è sviluppato nel corso dell’evento di lancio dei Made Future Industry Awards 2025.
L’internazionalizzazione parte dalla scelta dei mercati di destinazione, Zuffi: è un momento favorevole per le imprese che vogliono esportare
Partiamo dall’internazionalizzazione, che rappresenta un asset importante per la crescita delle imprese, perché consente di diversificare il mercato e ridurre i rischi. «Io ritengo personalmente che la finalità vera di un’agevolazione sia far comprendere alle imprese quali sono gli investimenti che devono effettuare per rimanere competitivi o per essere ancora più competitivi» sottolinea Zuffi, di Innova Finance. Un’azienda nata nel 2008, specializzata in finanza agevolata che interpreta in questo senso la propria mission: «aiutare le aziende a crescere».
Il primo passo che un’azienda deve fare, nel momento in cui si affaccia sul mercato internazionale, non è cercare un incentivo. Ma partire dall’analisi dei mercati. In questo momento, il contesto internazionale è favorevole. «Nel settembre 2025 è cresciuto del 10,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. E’ stato l’exploit dell’anno, già ottobre ha ridimensionato la situazione. Ma tendenzialmente l’andamento dell’internazionalizzazione in Italia resta favorevole». La crescita tendenziale, a ottobre, è pari al 2,3%, più sostenuta per i mercati extra Ue (+4,1%) rispetto a quelli europei (+0,5%). Il Nord America resta in crescita nonostante i dazi, vanno bene i Paesi arabi, il Brasile e partner europei strategici come la Spagna.
La scelta dei mercati di destinazione deve identificare i più promettenti per i propri prodotti
«Poi bisogna chiedersi quali sono i settori trainanti, per capire in che modo i proprio business può inserirsi. Zuffi cita farmaceutica, agroalimentare, macchinari, articoli elettrici, mezzi di trasporto e automobile. Ma l’operazione più complessa è rapportare tutte queste informazioni alla specifica realtà aziendale. Significa fare un’analisi dei mercati target non basata su affinità o vicinanza geografica: «è necessario utilizzare strumenti di valutazione che identifichino i mercati più promettenti per i propri prodotti» insiste Zuffi.
Che consiglia di utilizzare portali come export.gov.it, che fornisce una roadmap precisa di come prepararsi all’internazionalizzazione: identificare i paesi target, pianificare la presenza commerciale, promuovere e digitalizzare il business, gestire i rischi, crescere in modo sostenibile.
Gli strumenti agevolativi, Simest finanza la partecipazione a fiere, l’export manager, le consulenze, e anche la twin transition
Gli strumenti agevolativi sono tendenzialmente promossi dalle Camere di Commercio, dalla Regioni, e dai bandi nazionali. L’attore da monitorare è in particolare Simest. In questo momento ci sono bandi nazionali aperti su certificazione e consulente, e-commerce, inserimento nei mercati esteri, temporary manager, fiere e mostre, transizione digitale ed ecologica, potenziamento mercati africani, potenziamento mercati America Latina, potenziamento mercato indiano. Zuffi si sofferma in particolare su tre strumenti: fiere e mostre, che incentiva la partecipazione delle PMI a fiere ed eventi sia in Italia sia all’estero. Temporary manager, ovvero «un digital export manager, o un export manager, figure professionali che possono aiutare l’azienda una strategia commerciale».
Certificazione e consulenze, che finanzia studi di fattibilità altre attività necessarie per pianificare il processo ed entrare poi in un nuovo mercato. «In tutti i casi ci sono delle barriere all’ingresso: per esempio ci vogliono uno o due bilanci certificati, per cui le startup non possono partecipare». L’incentivo consiste in un finanziamento agevolato che copre il 100% della spesa, e in un contributivo a fondo perduto che può andare dal 10 al 20% a seconda della sede dell’impresa e del mercato di destinazione. Un altro strumento segnalato, è l’incentivo per la transizione digitale o ecologica, che a sua volta consiste in un contributo a fondo perduto accompagnato da un finanziamento agevolato. «Sempre sul portale export.gov.it si possono consultare le caratteristiche che ogni singola impresa deve avere per chiedere l’agevolazione», segnala Zuffi. Ma, lo ripetiamo, l’importante è partire dall’impresa e da una vision di sviluppo precisa.
Finanza agevolata per l’efficienza energetica: bisogna partire dall’energy management
Stesso discorso, per chi pensa a un progetto di sostenibilità. «Noi cerchiamo sempre di non partire dalla normativa, ma dall’azienda. Chiediamo cosa vuole fare nei 24 mesi successivi e che cosa ha fatto nei 12 mesi precedenti – sottolinea Stefano Fili, R&S Development Manager di Leyton Italia. Riteniamo che questo sia un parametro temporale indicativo». Il punto è che «finanziare l’innovazione con gli strumenti che ci sono stati negli ultimi dieci anni in Italia non è difficile. La cosa difficile è poi rendere sostenibile quell’innovazione». Prendiamo per esempio il credito d’imposta ricerca e sviluppo. «Dal 2015 al 2019, l’hanno utilizzato molte imprese, ma poi ci siamo trovati a dover verificare se le attività agevolate fossero effettivamente di ricerca e sviluppo». Anche su Industria 4.0 e 5.0 le aziende hanno dovuto fare i conti con la necessità di fornire adeguata reportistica, spesso senza avere i dati per farlo. «Noi cerchiamo di prevenire tutto questo e di programmare gli investimenti affinché poi non ci siano spiacevoli sorprese quando l’ente gestore predispone dei controlli».
Fondamentale, per un’impresa che deve affrontare questo percorso, è l’energy management. «Noi in Leyton facciamo attività esterna di energy manager. Forniamo una consulenza strategica alle imprese per ottimizzare i consumi energetici e massimizzare le performance» spiega Riccardo Rastelli, business development manager ESG & energy efficiency della multinazionale francese della finanza agevolata. «A questo punto intercettiamo le misure agevolative».
Le agevolazioni per l’efficienza energetica: le potenzialità del conto termico 3.0
Fra gli incentivi che stanno funzionando bene, Rastelli cita il conto termico 3.0. «E’ appena partito, e mette a disposizione 900 milioni di euro. Incentiva alcune attività di efficientamento degli edifici, e funziona un po’ come il Superbonus 110: cambiando un impianto di raffrescamento si va a trainare un investimento magari molto più importante, ad esempio nel fotovoltaico. Per le pubbliche amministrazioni, l’incentivo arriva al 100%, quindi ripaga completamente la spesa sostenuta».
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